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Il vino in Croazia

La storia della coltivazione del vino in Croazia sarebbe da approfondire per le sue emblematiche vicissitudini, per molti versi simili a ciò che è accaduto in molte parti dell’Italia ma molte volte in maniera ancora più drammatica, come d’altronde lo è stata la storia di queste terre dell’Adriatico orientale.

Già i greci vi avevano importato l’usanza della coltivazione dell’uva, diventata poi sotto il dominio romano una vera e propria industria, capace di esportare i migliori prodotti anche fuori dai confini regionali.

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Poi l’epoca medievale, burrascosa e turbolenta, ma soprattutto la grande crisi che investirà alle soglie del diciannovesimo secolo i vitigni di mezza Europa, una terribile epidemia di un pericoloso parassita, la filossera, e poi, ancora, l’economia socialista che ha tenuto in scarsa considerazione lo sviluppo dei vitigni locali preferendo puntare su una produzione quantitativa che di qualità, tutto insomma sembrava volesse per sempre pregiudicare l’antica vocazione vinicola della regione croata, sopratutto lungo le coste baciate dal caldo sole mediterraneo.

Per fortuna, grazie a coraggiosi pionieri e sperimentatori, molto dell’antico patrimonio è tornato a fiorire negli ultimi vent’anni, molti vitigni autoctoni sono stati ripresi e coltivati, e molte uve di notevole pregio impiantate in seguito hanno trovato sui terreni carsici della Croazia il loro habitat ideale. Chi si reca fuori a cena quindi, può senza temere ordinare del vino durante pranzi e cene, potendo spaziare, a seconda del menù, dai bianchi, welschriesling, pinot bianco, riesling e sauvignon blanc ai rossi, plavac mali e babic, forse i più popolari e diffusi.

C’è anche un vino bianco, il prozec, il cui nome a noi italiani evoca il prosecco, ma in realtà è ottenuto da uve passite e quindi tende ad essere leggermente, o molto, dolce.