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La Croazia nell’Unione Europea

La Croazia insieme agli altri stati della penisola balcanica, molti dei quali sono nati in seguito alla dissoluzione della Ex Jugoslavia, Serbia, Montenegro, Bosnia Kosovo e Macedonia dovrebbe entrare nei prossimi anni all’interno della Comunità Europea, che si allargherebbe in questo modo dai 27 paesi attuali, per diventare un mercato unico di quasi 500 milioni di persone.

Le pressioni perchè lo stato nato dai conflitti dei primi anni ’90 entri finalmente nell’alveo della UE, sono molte, e bi-laterali, da un lato infatti la necessità delle maggiori potenze europee è quello di aprire con l’ingresso degli stati balcanici nuovi mercati e nuove strategie geopolitiche, mentre i vantaggi per i nuovi stati membri sarebbero notevoli per lo sviluppo delle economie locali, che in questi ultimi venti anni sono state messe a dura prova da tutta una serie di conflitti sanguinosi.

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Ci sono ancora, per la Croazia, a livello politico molte resistenze, che riguardano soprattutto l’adeguamento del nuovo stato alle politiche europee. Da un lato infatti la Croazia continua a non voler perseguire i responsabili dei crimini di guerra perpetrati all’inizio degli anni ’90 da parte di alcuni dirigenti militari, e continua ad avere problemi legati ai territori di frontiera soprattutto con la Slovenia, attriti che talvolta si risolvono in tensioni anche armate tra i due eserciti.

Un altro aspetto che rende difficoltoso il cammino della Croazia verso l’UE è la questione del divieto di pesca nelle sue acque territoriali, fortemente contestato sia dalla Slovenia che dall’Italia, che per ora spingono affinchè venga tolto prima dell’ingresso dello stato balcanico nella Comunità Europea. I negoziati, che sono ad un punto morto da almeno tre anni potrebbero sbloccarsi positivamente nel corso del 2009, e, se tutto dovesse andare come previsto la Croazia potrebbe di fatto esser parte dell’Unione Europea già dal 2011.